Scroll Top

CSRD 2025 tra nuove conformità e sfide per le aziende

L’evoluzione del panorama normativo europeo in materia di sostenibilità aziendale ha raggiunto nel 2025 una fase cruciale con l’implementazione della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD).

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD – Direttiva UE 2022/2464), entrata in vigore a livello europeo il 5 gennaio 2023, amplia in modo significativo gli obblighi di rendicontazione di sostenibilità per le imprese rispetto alla precedente NFRD. Questa nuova normativa segna un cambio di paradigma nella comunicazione aziendale, introducendo requisiti più stringenti e coinvolgendo un numero significativamente maggiore di imprese nell’obbligo di rendicontazione della sostenibilità.

Il 2025 si conferma un momento di transizione complesso per le aziende europee, che devono confrontarsi con standard di reporting più elevati e un approccio integrato alla misurazione dell’impatto ambientale e sociale.

La struttura normativa della CSRD

La CSRD introduce una serie di innovazioni sostanziali rispetto al quadro normativo precedente. I principali aspetti introdotti includono un ampliamento significativo dei soggetti interessati dalla normativa. La nuova direttiva prevede un calendario di implementazione graduale che inizia nel 2025 con le imprese già soggette alla Non Financial Reporting Directive (NFRD).

Dal 2025, sono obbligate alla rendicontazione le imprese attualmente soggette alla NFRD (Non Financial Reporting Directive), ossia imprese quotate, banche e assicurazioni che soddisfano determinati criteri dimensionali. L’ampliamento progressivo proseguirà nel 2026 con le grandi imprese, nel 2027 con le PMI quotate e infine nel 2029 con filiali e succursali di capogruppo extra-UE con ricavi superiori a 150 milioni di euro nell’UE negli ultimi due esercizi consecutivi.

Dal 2025
(anno fiscale 2024)

Imprese attualmente soggette alla NFRD (Non Financial Reporting Directive), ossia imprese quotate, banche e assicurazioni con:

  • dipendenti ≥ 500
  • stato patrimoniale ≥ 25 mln €
  • fatturato ≥ 50 mln €
Dal 2026
(anno fiscale 2025)

Grandi imprese con:

  • dipendenti ≥ 250
  • stato patrimoniale ≥ 25 mln €
  • fatturato ≥ 50 mln €
Dal 2027
(anno fiscale 2026)
PMI quotate1, piccole banche non complesse, captive assicurative2
Dal 2029
(anno fiscale 2028)

Filiali e succursali di capogruppo extra-UE – con ricavi > 150 mln € nell’UE negli ultimi due esercizi consecutivi – che:

  • Siano soggette a CSRD; o
  • Abbiano un fatturato ≥ 40 mln €.

Un elemento particolarmente significativo è l’aumento delle informazioni richieste. Le aziende dovranno fornire dettagli sulla strategia aziendale rispetto ai rischi di sostenibilità, piani di transizione verso un’economia sostenibile e neutrale entro il 2050, ruolo e incentivazione degli organi di governance riguardo le questioni di sostenibilità, obiettivi e politiche di sostenibilità.
Questo ampliamento della portata informativa richiede alle organizzazioni di sviluppare sistemi di raccolta dati più sofisticati e di integrare la sostenibilità nei processi decisionali aziendali.

Il principio di doppia materialità e gli standard ESRS

Una delle innovazioni più rilevanti introdotte dalla CSRD è l’applicazione del principio di doppia materialità, valutando sia l’impatto dell’impresa sull’ambiente e sulla società (inside-out), sia gli effetti della sostenibilità sulla performance aziendale (outside-in). Questo approccio bidirezionale richiede alle aziende di sviluppare una comprensione più profonda delle interconnessioni tra le loro attività e l’ambiente circostante.

Il framework di reporting si basa sull’adozione degli standard europei ESRS (European Sustainability Reporting Standards): obbligatori per tutte le imprese soggette alla direttiva. Questi standard forniscono un quadro uniforme per la rendicontazione, garantendo comparabilità e trasparenza a livello europeo. La standardizzazione rappresenta un vantaggio per gli investitori e gli stakeholder, che potranno confrontare più facilmente le performance di sostenibilità delle diverse aziende.

Il recepimento italiano e le specificità nazionali

L’implementazione della CSRD in Italia presenta caratteristiche specifiche che le aziende italiane devono considerare attentamente. Il D.Lgs. 2024/125, attualmente in vigore, ha recepito la CSRD in Italia e introduce ulteriori disposizioni rilevanti per le imprese. Tra le peculiarità del recepimento italiano si evidenzia l’obbligo di informazione e confronto con i rappresentanti dei lavoratori sulle informazioni di sostenibilità, che riflette l’approccio partecipativo caratteristico del sistema italiano di relazioni industriali.

Un elemento di particolare rilievo riguarda la qualificazione professionale degli addetti alla verifica. L’attività di attestazione è attribuita solo ai revisori legali iscritti all’apposito registro, con almeno cinque crediti formativi annuali in materia ESG. Questa disposizione garantisce che la verifica delle informazioni di sostenibilità sia condotta da professionisti adeguatamente formati, ma potrebbe rappresentare una sfida in termini di disponibilità di competenze specializzate sul mercato.

Il decreto italiano introduce inoltre un sistema di sanzioni amministrative pecuniarie per inadempienze da parte di società e revisori, evidenziando l’importanza attribuita al rispetto degli obblighi normativi. Questo aspetto sanzionatorio sottolinea la necessità per le aziende di investire in sistemi e processi adeguati per garantire la conformità normativa.

Il Pacchetto Omnibus I: semplificazioni e rinvii

Il percorso di implementazione della CSRD ha subito importanti modifiche con l’introduzione del Pacchetto Omnibus I. Il 26 febbraio 2025 la Commissione Europea ha presentato il primo Pacchetto Omnibus per semplificare alcune normative dell’UE, tra cui la CSRD. Questa iniziativa rappresenta una risposta alle preoccupazioni espresse dalle imprese riguardo alla complessità e ai costi di implementazione della direttiva.

L’intervento più significativo del Pacchetto Omnibus I è il cosiddetto “Stop the clock“, già approvato da Parlamento e Consiglio ed entrato in vigore il 17 aprile 2025 con la Direttiva (UE) 2025/794. Questa modifica prevede il posticipo di due anni dell’entrata in vigore degli obblighi: per le grandi imprese dal 2026 al 2028, per le PMI quotate dal 2027 al 2029.

Il rinvio offre alle aziende tempo aggiuntivo per prepararsi adeguatamente, ma non deve essere interpretato come un’opportunità per procrastinare i preparativi. Le organizzazioni dovrebbero utilizzare questo periodo per sviluppare sistemi di raccolta dati, formare il personale e implementare processi di governance della sostenibilità che saranno comunque necessari nel medio termine.

Prospettive future e ulteriori modifiche

Il panorama normativo della CSRD continua a evolversi, con diverse proposte di modifica attualmente in discussione. Si stanno discutendo in seno all’UE ulteriori modifiche alla Direttiva, che potrebbero alleggerire ulteriormente gli oneri per le imprese.

Tra le modifiche in discussione, particolare attenzione viene riservata all’innalzamento delle soglie dimensionali: la Commissione aveva proposto l’innalzamento a 1.000 dipendenti, lasciando invariati fatturato e ricavi; il Consiglio dell’UE ha proposto invece 1.000 dipendenti e fatturato superiore a 450 milioni di euro. Questa modifica potrebbe escludere dall’ambito di applicazione un numero significativo di aziende, riducendo l’impatto complessivo della normativa.

Implicazioni strategiche per le aziende

L’implementazione della CSRD richiede alle aziende un approccio strategico che va oltre la mera conformità normativa. Le organizzazioni devono considerare la rendicontazione di sostenibilità come un’opportunità per rafforzare la propria posizione competitiva e accedere a nuove fonti di finanziamento sempre più orientate verso criteri ESG.

La preparazione alla CSRD dovrebbe includere un’analisi approfondita dei processi aziendali esistenti, l’identificazione delle lacune informative e lo sviluppo di sistemi di raccolta dati robusti e affidabili. È fondamentale che le aziende investano nella formazione del personale e nello sviluppo di competenze interne in materia di sostenibilità e reporting.

Infine, le organizzazioni dovrebbero considerare l’opportunità di utilizzare lo standard volontario che può essere utilizzato da micro, piccole e medie imprese che non rientrano nell’ambito di applicazione della CSRD come strumento per prepararsi gradualmente agli obblighi futuri e per dimostrare il proprio impegno verso la sostenibilità anche prima che diventi obbligatorio.

Per ulteriori informazioni e richieste di interviste, si prega di contattare:

bcentric
SEGRETERIA ORGANIZZATIVA
Tel. +39 351 8882920
Mail: info@sustainabilityaward.it