Cosa sono le quattro A del Made in Italy?

Cosa sono le quattro A del Made in Italy?

Cosa sono le quattro A del Made in Italy?

Il Made in Italy si è affermato come eccellenza non solo all’interno dei propri confini, ma anche all’estero.
L’originalità del design e la qualità dei materiali sono le caratteristiche di questa manifattura che più attraggono gli acquirenti, tanto da portare a un incremento e a una diversificazione dell’export nel corso degli anni. Le mete di arrivo sono molteplici, ma i settori trainanti che si impongono nel panorama mondiale vengono riconosciuti nelle quattro A: abbigliamento, alimentare, arredamento, automazione.

Il mercato delle quattro A

Lo sviluppo socio-economico degli ultimi vent’anni è stato promosso da queste quattro aree di produzione e ha permesso una certa competitività al Bel Paese: gli investimenti in questi settori sono stati numerosi e anche la specializzazione delle imprese ha portato la manifattura italiana a essere sempre più attiva sul mercato mondiale, tanto da generare surplus commerciale.

Abbigliamento

L’abbigliamento italiano, caratterizzato dai piccoli e grandi nomi della moda, ha portato Italia e Francia a essere concorrenti e, successivamente, a queste si è aggiunto un altro competitor dato dall’imponente affermazione asiatica nel settore. La moda italiana, però, non ha perso il proprio primato: Milano è certamente la città che più di altre basa gran parte della propria economia sulla produzione di vestiario, accessori e calzature, a questa seguono Firenze e Vicenza.Il mercato online ha contribuito molto ad ampliare il panorama di fruitori dell’abbigliamento italiano, tanto da portare questo settore ad occupare il 66% dell’export online.1

[1] https://medium.com/@21investsocial/le-4-a-del-made-in-italy-671a010ed734

Settore alimentare

Il settore alimentare, invece, porta l’Italia a vantare un primato legato alla propria terra. Le coltivazioni e le produzioni agroalimentari italiane rendono i suoi prodotti molto ambiti: non solo vini, spumanti, olio e formaggi, anche le produzioni biologiche hanno reso famosa l’Italia in tutto il mondo. L’export di questi prodotti ha avuto una crescita esponenziale nel 2020 (+1,9%) che continua nonostante il calo generale dovuto all’emergenza sanitaria. Il Sud è principale dispensatore di questi prodotti, come registrato dalla Coldiretti dopo l’analisi dei dati Istat relativi alla produzione e all’esportazione delle singole Regioni, prime tra tutte il Molise, la Basilicata e la Campania. Oltre il 55% della produzione si è diretta verso l’Unione Europea, mentre il resto dei prodotti ha visto come meta privilegiata gli Stati Uniti2.

[2] https://www.exportiamo.it/settori/1197/export-agroalimentare-nel-2020-e-record-per-il-made-in-italy/

Arredamento

Il design dell’arredamento italiano risulta molto accattivante, infatti, il mobile rappresenta la principale merce esportata da Treviso, Alessandria e Arezzo, ma anche la Lombardia, globalmente, ha un’ampia fetta di questo mercato3. L’emergenza sanitaria ha portato all’incremento delle vendite in questo settore a causa del maggior tempo trascorso all’interno delle proprie case che ha reso fondamentale la creazione di un ambiente stimolante e confortevole.

[3] Cfr. nota 1

Automazione

L’automazione è, invece, un settore di spicco della produzione italiana da pochi anni. Meno radicato nella tradizione del Paese, questo non ha impedito una forte crescita che l’hanno condotto all’eccellenza. Non solo macchinari e impianti industriali, ma anche mezzi di trasporto ed elettrodomestici sono stati i prodotti in cui l’Italia ha cercato di imprimere la propria caratteristica raffinatezza, diversificando le industrie e inserendo questi prodotti nella propria produzione anche per rispondere alle singole esigenze di benessere dei propri cittadini. Le esportazioni portano questi prodotti non solo nel circuito europeo, ma raggiungono vette di acquirenti anche in Cina e Stati Uniti.

II limiti del Made in Italy

Nonostante i dati assolutamente positivi raccolti dal mercato italiano sull’apprezzamento dei propri prodotti, qualcosa, però, frena una crescita che potrebbe essere ben più imponente. I punti deboli del sistema di produzione italiano individuati nell’analisi del Gruppo Ambrosetti per la Fondazione Fiera Milano risalente al 2020 sono:

  • il rallentamento della produttività
  • il funzionamento della Pubblica amministrazione
  • la poca dinamicità nell’innovazione
  • la diffusione di una cultura “anti industriale”
  • la limitata relazione tra l’industria e le parti sociali

L’industria italiana vede il proprio principale intoppo nella lenta produttività, causata anche dalla presenza massiva di piccole industrie familiari. I ricercatori propongono di attuare degli interventi che riguardano la modernizzazione di queste industrie come l’applicazione delle tecnologie digitali, la valorizzazione dei talenti di ogni lavoratore, l’introduzione di figure manageriali e l’ampliamento delle imprese stesse.

Negli ultimi dieci anni la manifattura si è ampiamente spesa nel settore di Ricerca & Sviluppo, raggiungendo ottimi risultati che potrebbero essere comunque incrementati, poiché l’Italia dedica a questi investimenti l’1.39% del Pil, a differenza della media degli altri Stati europei che investono in questo settore il 34% in più. Andrebbe, quindi, ampliato l’impegno del Made in Italy nel settore Ricerca & Sviluppo per rendere maggiormente competitiva l’Italia a livello europeo e, successivamente, globale.

Un’altra sfida è rappresentata dalla sostenibilità: si sta cercando di rendere meno incisivo l’impatto ambientale delle industrie attraverso la riduzione delle emissioni di gas serra, l’incremento della produttività delle risorse e la promozione dell’economia circolare. La produzione industriale si sta aprendo al riutilizzo di materiali di scarto e alle tecnologie di avanguardia, mentre la concezione del mercato si sta modificando, passando da un’idea lineare di mercato, che produce un’elevata mole di rifiuti, a una circolare, che propone una rimessa in circolo dei prodotti, donando loro una nuova vita.

Le quattro A si sono fatte portatrici di queste idee: l’abbigliamento si è aperto alla moda circolare, con il riutilizzo dei tessili e l’impiego di materiali sostenibili per la produzione, incrementando anche un mercato di riciclo dei capi d’abbigliamento indesiderati; il settore alimentare sta cercando di ridurre gli sprechi alimentari e sta cercando di incrementare i prodotti biologici la cui produzione non incide sulle coltivazioni con diserbanti, pesticidi e antibiotici; l’arredamento cerca di re-impiegare il più possibile i suoi materiali, mentre il settore dell’automazione si è aperto ai carburanti eco e all’impiego delle risorse rinnovabili.

Gli sforzi dell’Italia nella direzione di un’adeguata sostenibilità delle industrie sono grandi ed evidenti, gli investimenti sono cospicui, ma ancora non si è raggiunto un livello adeguato